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Idea
Creare un fabbricatoio di idee in grado di generare materia e business a finalità sociale, ad uso e consumo dei bambini e
dei giovani in difficoltà o a rischio di emarginazione sociale.
Il disagio giovanile e i comportamenti deviati che spesso sfociano in atteggiamenti e abitudini che vanno ad alimentare
le maglie della criminalità, hanno radici profonde che muovono da situazioni di contesto familiare, sociale, di spazio e
tempo geografico.
In particolare ci interessa affrontare il tema del tempo geografico, perché proprio su questo elemento desideriamo
intervenire per portare il nostro contributo ad incidere o almeno scalfire un sistema di abitudini e comportamenti,
cercando di positivizzare la rabbia, il malessere e il senso di inadeguatezza, tutti elementi tipici della ribellione pre e post
adolescenziale, che in alcuni contesti ricadono nella devianza.
Per tempo geografico intendiamo lo spazio che intercorre nella vita di un giovane fra l’infanzia e la fine dell’adolescenza,
calato in uno spazio di contesto che è quello della zona d’appartenenza del proprio vissuto.
Ci rifacciamo alla “Teoria delle finestre rotte” di Wilson e Kelling, sperimentata con successo da Rudolph Giuliani,
sindaco di New York dal 1994 al 2001, per affermare l’idea secondo la quale l’ambiente nel quale si vive, va ad
influenzare l’educazione delle persone e i loro comportamenti, laddove per ambiente si intenda la cura dello stesso da
parte delle istituzioni che lo consegnano ai cittadini.
Se una panchina viene vandalizzata e mai riparata, si andrà ad avere in breve tempo un disamore del luogo e la
conseguente vandalizzazione ed incuria anche di quanto presente nell’ambiente circostante.
Agire sull’ambiente vissuto, quindi, e canalizzare le energie giovanili per creare anziché distruggere o autodistruggersi, è
lo scopo dell’intervento di ARTÁMICA.

concept
E’ nostro desiderio e volontà, far passare il concetto secondo il quale anche le idee,l’arte e la cultura non sono concetti
astratti, bensì materia viva calata nel nostro vissuto, in grado di creare forme e oggetti di valore reale, spendibili sul
mercato.
Come possiamo, infatti, spiegare ad un ragazzo che è più bello studiare o leggere piuttosto che usare droghe o
commettere atti criminali, quando il feedback che gli fornisce il proprio vissuto quotidiano è l’esaltazione della forza di
sopraffazione quale elemento di affermazione sociale?
Ecco, lo strumento che intendiamo adottare è quello universale ed universalmente comprensibile dell’arte figurativa.
Vogliamo cercare di educare i più piccini all’idea del concetto di bello e i più grandi a sviluppare pensieri che si possano
trasformare col lavoro manuale e collettivo in opere d’arte da vendere e col cui ricavato intervenire sul recupero e
ripristino di utilità per il proprio territorio, quale la riparazione di una porta da calcio in un campetto sportivo di
quartiere, piuttosto che l’acquisto di giochi da inserire nei giardinetti per i bambini o quanto il quartiere necessiti nei
momenti di collettività.
Quindi far accompagnare i ragazzi da un maestro che non stia a spiegargli il cosa far bene, ma che insieme a loro sviluppi
l’idea, poiché crediamo fermamente che più di mille parole valga il provare a fare e seguire l’esempio di una persona
realmente credibile.

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